Il Diario di Emily Creaghe esploratrice

2cc484726592e81b34d9eacc901e60b2.jpgMentre al Festival del Cinema di Venezia ha avuto successo ”Trucks” il film di John Curran dal romanzo autobiografico di Robyn Davidson che racconta il suo viaggio attraverso il deserto dell’Australia, tradotto per la prima volta in Italia esce ”Il diario di Emily Creaghe”, la prima donna a partecipare nel 1883 a una spedizione nelle zone più impervie del Northern Territory australiano. Curato dalla giovane studiosa Anna Banfi, reduce da un’esperienza on the road proprio in Australia, il libro inaugura la collana dedicata alle donne viaggiatrici che nell’Ottocento sono diventate protagoniste del Grand Tour e non più, come in precedenza, solo accompagnatrici di mariti e padri.

”Abbiamo scelto – spiega nella prefazione Anna Banfi – di inaugurare questo commino con il diario di una viaggiatrice eccezionale, fino ad ora sconosciuta in Italia, Emily Creaghe; abbiamo scelto di partire dal paese più lontano, l’Australia. Il senso di estraneità che ci separa da quel nome e da questo paese ci sembra il modo migliore per inaugurare una collana che vuole essere ponte tra culture distanti tra loro”. Il diario della Creaghe venne pubblicato per la prima volta nel 1883, subito dopo il termine dell’attraversata nell’edizione del Lett’s Australasian Diary and Almanac. Anni dopo il figlio della viaggiatrice trascrisse a mano il diario e su indicazione della madre eliminò alcuni commenti negativi nei confronti del capo spedizione. Nell’edizione italiana queste parti sono state evidenziate da parentesi quadrate. Caroline aveva il viaggio nel sangue: nacque a bordo di una nave inglese nel Golfo del Bengala. Trascorsi i primi anni in India, all’età di cinque anni seguì i genitori in Inghilterra e poi in Australia dove si sposò con Harry Alington Creaghe.

Il diario inizia il primo gennaio del 1883 e racconta giorno dopo giorno il viaggio in mare da Port Douglas fino Normanton, quindi la lunga, estenuante attraversata a piedi e a cavvo fino a Port Darwin. ”Oltrepassato un fiume in secca – scrive un giorno – abbiamo proseguito fino alle due e, quando ormai disperavamo di trovare acqua, abbiamo scorto di fronte a noi, a una distanza di tre miglia, un fuoco acceso da neri (o meglio il fumo di un fuoco): siamo andati in quella direzione, ben sapendo che laddove c’erano negri, c’era anche acqua”. La Creaghe usa, secondo dei casi la parola ‘black’ e ‘nigger’ e attraversando quell’immenso territorio, pur avendo pochi contatti con gli indigeni si rende conto cosa significhi l’occupazione da parte dei bianchi: ”Quei poveretti erano spaventati e stavano in silenzio” scrive dopo un incontro con un gruppo di aborigeni e aggiunge: ”Quanto male hanno fatto i bianchi anche solo privando i neri dei mezzi per procurarsi cibo”. E ancora: ”…

C’erano sette uomini, nove donne e alcuni bambini. Appena ci hanno visto, le donne sono fuggite via e sono scomparse. Una madre terrorizzata ha abbandonato un povero bambino che piangeva e scalciava. I neri non indossano alcun indumento. Un uomo aveva un pitone intorno alla vita: l’aveva ucciso e ora voleva cucinarlo per cena”. Terminata la spedizione Emily e il marito Hary ritornarono a Sidney per far nascer il bambino concepito durante il viaggio. Durante la prima e la seconda guerra mondiale la coraggiosa Emily Creaghe si arruolò nella Croce Rossa facendo la sarta e l’inserviente. Morirà nel 1944 il giorno dell’armistizio all’età di 84 anni.

Il Diario di Emily Creaghe esploratrice

A cura di Anna Banfi
(LA VITA FELICE, PP. 158, EURO 14,50)
Il Diario di Emily Creaghe esploratriceultima modifica: 2013-09-18T15:38:53+00:00da libriforever
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