I sicari di Trastevere

16ccebc39dc48466bf328ac14477a67a.jpgUn giallo certo, che si apre con tanto di morto assassinato con 13 coltellate, un giornalista scomodo e indipendente, Raffaele Sonzogno, direttore del quotidiano ‘la Capitale’, cui seguono indagini, colpi di scena, depistaggi. Eppure, innanzitutto, un romanzo storico, perche’ siamo nella Roma del 1875, divenuta capitale da soli cinque anni di un’Italia unita da quindici. E come i romanzi storici piu’ seri, documentatissimo e scritto con l’intenzione precisa che nel passato si possa leggere qualcosa sul presente.

”Questo e’ un banco di prova. Se vinciamo, quest’Italia, che sta per cadere in mano a avventurieri e profittatori, potra’ riprendere il cammino degli ideali del Risorgimento, altrimenti….” spiega un giovane, combattivo deputato della sinistra che sta per portare via il potere alla Destra, Felice Cavallotti, invitando il giovane cronista, che cerca di svelare sul giornale inganni e verita’ sull’uccisione del suo capo, a andare avanti e non scoraggiarsi: ”Si trovera’ solo, io stesso dovro’ usare cautela. E sa perche’? – Certo, fece Colacito che non lo sapeva. – Perche’ in queste speculazioni ci sono mescolati alcuni dei nostri. Una confusione, caro lei”.

E forse nel 25enne Filandro Colacito, Mazzucco si riflette, lui che era stato cronista negli anni subito dopo la Liberazione e la nascita della Repubblica, trovandosi alle prese presto forse con una confusione e una speculazione non diversa da quella di 70 anni prima, poi esplosa in quello scandalo della Banca Romana, che in questo romanzo cova, cresce e si intuisce, e che porra’ fine ad ogni illusione di rinnovamento e di riuscire a far nascere un Paese diverso. Tant’e’ che quel Paese, il nostro, oggi e’ proprio come era allora, ai suoi inizi.

Romanzo criminale di una torbida rivoluzione all’italiana e’ stato definito nel risvolto di copertina questo ”I sicari di Trastevere” e i caratteri per questa etichetta ci sono tutti, nella scala dei vari personaggi, dai piccoli bulli di quartiere ai grandi imprenditori senza scrupoli, dai cattivi ai buoni, anche tra i servitori dello Stato, tra manipolazioni, ricatti, violenze, minacce, comitati d’affari misteriosi e chiarissimi nei loro fini, giornalisti e politici ambigui, tanto che, pur senza svelare qui il finale, e’ facile capire come sia andata a finire, visto dove siamo arrivati oggi.

C’e’ il delgato di PS Leopoldo Galeazzi, che capisce e vorrebbe andare avanti, ma e’ bloccato dal questore Bolis, che vuole la faccenda venga chiusa al piu’ presto e senza andare ad indagare chissa’ dove e su persone al di sopra di ogni sospetto.

Ci si ferma quindi a Giuseppe Luciani, ex garibaldino, ex deputato caduto in disgrazia e, per di piu’, scappato con la moglie dell’amico, e ora vittima, Raffele Sonzogno, cosi’ che si possa far capire che piu’ della politica, dietro tutto c’erano alla fine questioni di gelosia e corna.

Mazzucco, autore di questo solo romanzo, praticamente inedito (uscito 25 anni fa da un piccolo editore e quando la letteratura gialla era ancora guardata con molto snobismo), era noto soprattutto come commediografo, con radici nel cabaret, che sono poi nei suoi testi satirici e di denuncia, in una vena talvolta surreale, e per aver dedicato anni a studiare la Roma postunitaria, sceneggiando poi per la Rai negli anni ’70 due serie tv: ”Lo scandalo della banca Romana” e ”Il processo per l’uccisione di Raffaele Sonzogno”. La narrativa era la sua ultima scelta espressiva (mori’ a 62 anni nel 1989) e in queste pagine mette tutti i suoi amori, la storia, il teatro, Roma, che ricostruisce e dipinge affascinandoci con la partecipazione e l’accuratezza di certi storici acquarelli, con molto colore, ma di vita, non di maniera


I sicari di Trastevere

di Roberto Mazzucco
I sicari di Trastevereultima modifica: 2013-08-28T01:07:46+00:00da libriforever
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