Limbo

Limbo.jpgUn nuovo romanzo di Melania Mazzucco, assai fine e meticoloso nella felice, intensa ricostruzione della psicologia, della personalita’, della vita (e ”Vita”, premio Strega 2003, e’ non a caso il titolo del suo libro piu’ fortunato) di Manuela Paris, di cui restituisce il faticoso flusso evolutivo, attraverso un quotidiano indagato quasi giorno dopo giorno.

Si va da un’infanzia difficile, in una famiglia e in un posto che sembra non avere alcun futuro da offrirle, sino alla scelta di intraprendere la carriera militare, diventare un Maggiore degli Alpini e partire in missione in Afghanistan, restare vittima di un attentato in cui muoiono tre suoi commilitoni e amici e che le lascia gravi segni psicologici e fisici, e tornare in convalescenza a casa, tra i giorni che precedono Natale e meta’ gennaio di un anno che sentiamo tanto vicino a noi che potrebbe essere anche quello presente. Vive cosi’ in una sorta di limbo, come si intitola il libro, che e’ la sua situazione, in attesa di sapere quanto recuperera’ e quale sara’ il suo destino militare, come anestetizzata nei sentimenti, ed e’ un luogo, il suo piccolo paese, Ladispoli, localita’ di mare vicina a Roma quasi deserta d’inverno, che sembra un posto senza speranza. Li’, costretta a usare due stampelle, abita con la nipotina Alessia, figlia di sua sorella Vanessa, cui e’ molto legata e che la chiama ”amo”’, procace e pronta, per sentirsi viva, a buttarsi in qualsiasi avventura sbagliata le capiti a tiro, e la mamma Cinzia Colella, barista in un autogrill dell’autostrada. In un’altra casa ci sono il padre Tiberio ex operaio, un fratellastro, Traian, nella cui solitudine e nelle cui ossessioni rivede la propria gioventu’, e sua madre romena Teodora. Piu’ lontani, ma sempre presenti, l’esercito, i suoi superiori, i suoi soldati.

Manuela e tutti gli altri personaggi prendono vita grazie ai particolari che di ognuno riesce a raccontarci la Mazzucco con la sua lingua fluente e coinvolgente, proprio nell’avvicinarci attraverso mille particolari ai sentimenti anche delle figure minori, al loro essere. E in quel limbo, proprio grazie a questa sensazione di sospensione esistenziale, nasce la disponibilita’ a un incontro e poi all’amore tra Manuela e un signore, Mattia, che passa le feste quale unico ospite di un albergo adiacente a casa sua. Due vite sospese, due solitudini che e’ come avessero bisogno di cogliere l’attimo, di perdersi un po’ per non pensare. E quale sara’ il loro futuro, se avranno un futuro o meno, la scrittrice non dice, lasciando aperta ogni possibilita’.

Il racconto procede per capitoli alternati, quelli intitolati ”Live” ambientati al presente a Ladispoli, e quelli intitolati ”Homework” (compiti a casa, riflessioni che l’ha invitata a scrivere lo psicologo dell’esercito) in cui Manuela parla della sua giovinezza, pronta come un maschiaccio a cogliere ogni sfida autodistruttiva e provocatoria, della sua decisione di fare il militare, di test ed esami, ma soprattutto della disciplina, che da’ una regola alla vita, e in particolare dell’Afghanistan. Qui, attraverso le riflessioni di Manuela (”da li’ niente e’ tornato indietro intero”) e dei suoi commilitoni scopriamo che ”se non muori di freddo muori di caldo, la gente ti sorride e ringrazia, e intanto fabbrica un ordigno per ammazzarti e non ti puoi fidare di nessuno”, che ci si scopre quasi inermi al centro di una vera guerra dove, come ovunque, si inaugura una scuola non finita per far contente le autorita’, e magari ci si muore per un attacco kamikaze. La forza di questo romanzo e’ proprio nel suo sembrar non prendere posizione, nel non dire mai nulla direttamente, esplicitamente, eppure riuscire a dire tutto attraverso l’accumulo di dati, fatti, parole, sentimenti, nel gioco dei rapporti di ognuno con tutti gli altri e con quel che accade (talvolta persino con un eccesso documentaristico), nel contrasto tra forza delle armi, paura, disumanizzazione, e l’umanita’ di una tenerezza che pare riuscire a sciogliere ogni chiusura in se stessi. E quale sia il limbo di Mattia, cosa nasconda il suo passato, lo scopriremo nell’ultima parte del libro, intitolata ”Rewind”. Il racconto di un limbo, quello di tutti, che non sentiamo cosi’ distante, in questi tempi di crisi, di valori sospesi, di incertezze, e che e’ assieme un canto alla resistenza e forza della vita, all’elaborazione dei lutti, tra grandi dolori e momenti di speranza, grazie alla capacita’ di sorprenderci dell’amore.

 

Amorino

di Isabella Santacroce

 

(BOMPIANI, PP 330, EURO 17,50)

Limboultima modifica: 2012-04-25T15:30:30+00:00da libriforever
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