‘Nel tempo di mezzo’

'Nel tempo di mezzo'.jpg”Queste sono cose che devono succedere perche’ se no e’ tutto inutile”, affermava con antica saggezza Michele Angelo Chroni davanti alle sventure che colpivano la sua ”Stirpe”, come si intitolava il bel romanzo di Marcello Fois, di cui questo ”Nel tempo di mezzo” e’ la prosecuzione, pur potendo anche vivere autonomamente. Del resto, ”la fine non e’ una fine”, si leggeva a chiusura di quella saga, che vedeva la comparsa improvvisa di un nipote sconosciuto, figlio di Luigi Ippolito, morto lontano, nella Grande guerra.

Ora seguiamo appunto la storia di questi, Vincenzo, cresciuto in orfanatrofio di Trieste come figlio di NN, finche’ un giorno gli annunciano che era stato riconosciuto in extremis dal padre e che aveva un cognome, Chironi, e parenti a Nuoro. Uno shock per il ragazzo che deve maturare per anni, e finita la guerra, la decisione di partire nel 1943 per la Sardegna, anno della carestia e della malaria, eventi storici che però, nel racconto di Fois, come sempre, prendono valenze metaforiche, esemplari della nostra storia recente, pur se vista sempre attraverso gli occhi dei protagonisti e quel che loro ne colgono.

Esemplare cosi’ e’ inevitabilmente il rapporto, il problema della paternita’ che segna Vincenzo, prima con l’assenza di suo padre e la scoperta tardiva, poi con il suo stesso non riuscire a diventare padre, quando, colpito dagli occhi ”di un colore che non si puo’ spiegare” di Cecilia, promessa a un personaggio importante che abbandona davanti all’altare, la sposa. Questa si accorgera’ di essere incinta solo due mesi dopo la morte di Vincenzo. Nella vita della stirpe Chironi che prosegue comunque, anche quando ogni speranza sembra perduta, in questi padri che non ci saranno se non come cari e ingombranti fantasmi, nella loro lotta col fuoco e nel forgiare il ferro (e’ fabbro artista Michele Angelo e lo diverra’ Vincenzo), c’e’ qualcosa di mitico, di radici profonde, che esistono anche quando paiono perse, di una fedelta’ alla propria storia.

E mitico appare, nella prima parte, tutto il Viaggio di Vincenzo verso Nuoro, il suo sbarco in Sardegna e il lungo cammino, a piedi, attraverso la Barbagia, con la sua natura aspra e tenera assieme, intatta e meravigliosa, inatteso Enea che torna a rifondare la propria stirpe, che ha nel sangue, ma non conosce.

E poi appunto la vita che riprende, anche per Michele Angelo e la zia Marianna, che ormai vivevano solo del passato, del colloquio con i propri morti. Un insieme di avvincenti vicende diverse come le sa raccontare Fois, spostando e incastrando tempi e avvenimenti, sorvolando e fissandosi su alcuni particolari che poi prendono significato, tra memoria e ossessioni dei suoi personaggi, segnati da una vita dura come quella della loro terra. perche’ alla fine questa storia e’ una grande testimonianza d’amore dello scrittore per la sua terra, di cui narra l’epopea, dai tempi dell’intenso ”Memoria del vuoto” sulla storia del brigante Michele Stocchino. Attorno continua anche la storia di Nuoro, sviluppata sotto il fascismo e ora aperta alla nuova speculazione e impulso del dopoguerra, pur conservando fili forti che ancora la legano al propro passato di pastori e artigiani. Lo snaturarsi comunque di una societa’ che a meta’ anni Cinquanta cominciava ”a rigettare gli abiti locali come scorie di epoche remote e a barattare mobili fatti a mano per tinelli industriali”. Ma la chiusura anche di questa storia e’ affidata a un giovane, proprio a Cristian Chironi, il figlio di Vincenzo e Cecilia, che conclude l’ultima pagina del libro, intitolata ”Stirpe”, con un ”Va bene, si ricomincia”.

visualizza_new.html_131102032.html

‘Nel tempo di mezzo’ultima modifica: 2012-03-20T02:43:44+00:00da libriforever
Reposta per primo quest’articolo