Il principe fulvo

Il principe fulvo.jpgUn ‘Gattopardo’ letto tutto attraverso la trama della vita e le idee, quindi tutti gli altri scritti, soprattutto quelli privati come le lettere, di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, cosi’ che Salvatore Silvano Nigro, alla fine di un avvincente racconto biografico e esegetico, ci svela un romanzo nuovo rispetto a quello che siamo abituati a pensare, chiuso nei suoi ben consolidati stereotipi. E non si potrebbe far miglior elogio, credo, a uno studioso.

Tutti notano come Nigro non citi mai o discuta la frase che Tancredi dice allo zio, il principe Fabrizio di Salina, divenuta emblematica di quel libro: ”Se vogliamo che tutto rimanga com’e’, bisogna che tutto cambi” e come ogni suo discorso sia lontano dalle immagini del celeberrimo film di Visconti. Anzi, Nigro, in un’appendice, ricostruisce la lettura che Mario Soldati fece del ‘Gattopardo’ in vista di un trattamento e una sceneggiatura per il film che gli era stato proposto e che poi decise di non fare: ”non conosco la Sicilia, bisognava entrare in un mondo che mi era estraneo, che sentivo lontano dalle mie attenzioni”, dichiaro’ il regista piemontese di ‘Policarpo, ufficiale di scrittura’. Una lettura che lo porto’ spesso sulle tracce di Proust, come accadde a altri due lettori diversissimi tra loro, Edmund White e Edward W. Said, che videro nel romanzo un’immbobilita’ del presente e uno svolgersi, allungarsi, invece riflettendo verso il passato.

Nigro amplia e sottolinea le suggestioni di certi pensieri, di certe notazioni, di certi dati biografici dello scrittore, costruendo ”questo racconto di un romanzo piu’ fantastico che storico, e allegorico alla fine” che si portava, dice, dietro e dentro da anni, dopo una serie di seminari tenuti nelle universita’ di Harvard, Yale, l’Ecole Normale Superieure di Parigi e la Normale di Pisa e, infine, le pressioni di Elvira Sellerio a farne un libro.

Tra le sorprese del libro, almeno per il lettore comune, certi rapporti e fascinazioni di Lampedusa per il fascismo, il suo assiStere con qualche compiacimento alla distruzione e incendio della Camera del Lavoro di Torino nel 1922 o la ”delicata volutta”’ che confessa di aver provato alla notizia della bastonatura di Giovanni Amendola, per le conseguenze della quale morira’. E poi, nonostante sue significative amicizie, una non nascosta avversione per gli ebrei che avra’ un rigurgito di dignita’ davanti all’obbrobrio delle Leggi razziali, che lo porteranno a una conversione anti mussoliniana di cui c’e’ poi traccia nel suo libro. E Nigro nota che il principe Salina viene fatto morire nel 1893, l’anno di nascita del futuro Duce.

Insomma, Lampedusa e’ principe e lo e’ in tutto, nobile ancient regime che patisce il veloce degrado dell’aristocrazia, la sua decadenza, e cerca allora di scendere a patti col nuovo che avanza per tentare di salvare qualcosa. Il suo Salina si sente tradito dall’inconsistenza degli ultimi Borboni, ma non riesce a pensare diversamente, davanti allo sbarco dei garibaldini. E Nigro conclude: ”Il Gattopardo e’ un romanzo della disperazione, rabbiosa alla fine”, nell’ottica di chi difende le proprie posizioni e vi si arrocca mentre vede avanzare vittorioso il nemico, il Risorgimento.

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Il principe fulvoultima modifica: 2012-03-20T02:47:15+00:00da libriforever
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