Monologhi del giorno del giudizio

Liu XiaoboE’ possibile che a far implodere la ‘tigre di carta’ cinese, prima di quanto si creda, alla fine sia internet (sono 100 milioni gli utenti), l’avversario piu’ temuto dall’establishment di Pechino. Non e’ un caso che il maggior dissidente cinese, Liu Xiabo – premio Nobel per la pace 2010, attualmente in carcere dove dovra’ restare per una decina di anni – non solo usa il web per comunicare con l’estero, ma non ha esitato a definire Internet ”il dono che Dio ha offerto ai cinesi, il mezzo migliore per liberarsi della schiavitu’ e combattere per la liberta”.

In questo libro – che contiene una raccolta di suoi interventi, poesie e altro – Liu Xiaobo ripercorre la sua lunga battaglia contro il potere autoritario della seconda potenza del mondo: una lotta, non terminata, ma coronata dal Nobel per la pace (unico cinese, per ora) che non ha potuto ricevere, visto che e’ in prigione. Liu Xiaobo e’ un ‘controrivoluzionario’ di professione (almeno di questo e’ accusato dalle autorita’ del suo paese) dal 1989: e’ a Tienanmen (nella famosa piazza del ragazzo che da solo si oppone ad un carro armato) che ha il suo battesimo politico. E’ uno dei leader – ricorda Federico Rampini nella prefazione – che il 2 giugno di quell’anno organizza lo sciopero della fame degli studenti ed e’ lui a negoziare con Den Xiaoping ”una via di ritirata” per gli studenti stessi intrappolati dai cingolati del regime. Diventa cosi’ uno dei leader della protesta, instancabile nel chiedere il numero degli uccisi (coperto da segreto di Stato) durante la breve stagione della ribellione. Nel 1995 e’ imprigionato per 6 mesi, l’anno successivo e fino al 1999 passa tre anni in un campo di lavori forzati per essere ‘rieducato’ in quanto ‘disturbatore dell’ordine sociale’. Nel 2008 lancia la sua sfida finale promuovendo Carta08, un manifesto democratico che si ispira a Charta77 dei dissidenti cecoslovacchi contro il comunismo. E lo fa usando un linguaggio basato sui concetti (tra questi, liberta’ di stampa ed elezioni democratiche) contenuti nella Costituzione della Repubblica popolare cinese. Il manifesto sarebbe dovuto uscire il 10 dicembre 2008, anniversario della Dichiarazione universale dei Diritti dell’uomo, ma 48 ore prima la polizia ferma il dissidente e lo arresta. Da allora non uscira’ piu’ di prigione.

Nella sua denuncia dei mali della Cina, Liu Xiaobo non nega i processi democratici del paese negli ultimi anni: il suo paragone non e’ infatti con la situazione in Occidente, quanto con quella della Cina passata. In questo non ha remore e stigmatizza sempre la ‘visione’ occidentale nei confronti del suo Paese. Cio’ che denuncia – con un linguaggio straordinario e instancabilmente – e’ il ‘cinismo’ di quella societa’: ”non si crede piu’ in nulla – scrive – parole e azioni si smentiscono a vicenda, si dice cio’ che non si pensa”. Lo spaventano – ricorda Rampini – soprattutto i giovani per i quali ”il nazionalismo e’ l’unica passione sociale” e ”la narcosi dell’empatia e la mancanza di senso di senso di giustizia sono diventate un’epidemia sociale”.

”Spero – grida dal carcere Liu Xiaobo – di essere l’ultima vittima delle interminabili inquisizioni letterarie cinesi e che, dopo di me, nessuno venga piu’ incriminato per le sue parole”.

Monologhi del giorno del giudizioultima modifica: 2011-09-29T19:07:53+00:00da libriforever
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