‘Involontaria’

Susanna Fioretti”Piu’ che ambizioso e’ utopico, eppure bisogna provare”. Davanti ad una cooperante ”involontaria”, o in ogni caso inconsueta, ci sono le vite di un gruppo di donne di Kabul che cercano di lasciarsi alle spalle il burqa e quarant’anni di guerra. In un quartiere non lontano dallo stadio dove fino a pochi anni fa i talebani lapidavano le adultere parte la scommessa di un progetto di emancipazione delle donne, subito approvato dal ‘consiglio degli anziani’ che chiedono, pero’, una modifica: il centro di formazione da mettere in piedi doveva essere dedicato all’istruzione maschile perche’ ”formare le donne e’ piu’ che sconveniente, un vero spreco”. La difficolta’ di comunicazione tra il mondo occidentale e quello islamico e’ una delle linee che emergono dal racconto delle esperienze di Susanna Fioretti, che nel suo ”Involontaria, avventure umane e umanitarie” mescola soccorsi e soccorritori alle sue vicende di donna e madre. Comunque a Kabul la trattativa con una ”simil-femmina come me, emanazione di un’organizzazione internazionale e fonte di denaro” alla fine va in porto e Fioretti ci racconta la scommessa di insegnare alle donne che cercano di riemergere da una vita di guerra non solo il solito ricamo e gli altri mestieri tradizionali, ma tre lavori ”da uomini”: taglio e politura di gemme, riparazione di telefoni cellulari, assemblaggio di apparecchi fotovoltaici.

Partita come infermiera volontaria della Cri, intorno al suo percorso umano si intrecciano quelli che incontra nella baraccopoli di Casilino 900 alla periferia di Roma, per poi passare alla carestia nel deserto della Mauritania, allo stato indiano del Gujarat devastato dal terremoto, ai villaggi del Mozambico o a quelli del Sud del Sudan, alle vite colpite dalla tsunami dei pescatori yemeniti dell’isola di Socotra. Un’isola che ”ha una natura bizzarra, pianure che sembrano disegni, montagne dai profili di fiaba. E’ violenta nel sole e nella luce, nel vento che diventa monsone, nel mare e nel tono di voce degli abitanti”. Insieme al racconto di oltre dieci anni di missioni come delegata della Croce Rossa e del ministro degli Esteri, Susanna Fioretti ci da’ anche le sue emozioni, quelle che trova nei posti ‘esotici’ dove la porta il suo lavoro e quelle del rapporto con i figli lontani, che cerca di mediare accettando lavori che non durano piu’ di alcuni mesi. Un legame che, ovviamente, non si interrompe e che possiamo esplorare attraverso le mail che costituiscono il legame con la sua famiglia durante i viaggi. Spazio anche per le sue vicende sentimentali e l’amore per il Mediterraneo con per un progetto ecologico a Rodi.

Poi c’e’ quello che definisce ”il senso del cooperare”, del lavoro che descrive con un indispensabile misto di passione e ironia, ricordando di aver cominciato per fuggire dai suoi problemi personali che pero’ non sarebbe mai riuscita a continuare se non avesse trovato ”uno scopo meno personale e creduto di poter offrire qualcosa, oltre a prendere”. E’ il momento dei dubbi e delle riflessioni, per Susanna Fioretti quello del cooperante non e’ un lavoro qualunque perche’ ”chi lo fa finisce per avere nelle sue mani, in un modo o nell’altro, esseri umani”. Una responsabilita’ della quale non tutti quelli che si occupano di cooperazione riescono a sentire il peso anche perche’ chi si occupa di vite nel ‘Terzo Mondo’ non e’ guidato nemmeno da un giuramento, ”un codice deontologico come le categorie professionali che hanno a che fare con vite europee e raramente paghiamo le conseguenze dei nostri errori”.

‘Involontaria’ultima modifica: 2011-09-29T19:43:28+00:00da libriforever
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