In giustizia

Giancarlo De CataldoIl fattore umano della giustizia, il carico di responsabilita’ dei giudici, non tanto pubbliche, quanto personali, con la propria coscienza e coi propri dati esistenziali e, perche’ no, i propri ideali, ce lo eravamo dimenticato, visto il tono delle cronache giudiziarie degli ultimi anni. Ora questo prezioso libro ci porta nel cuore del mestiere di giudicare, di decidere per gli altri ”in nome del popolo italiano”, avvertendo che si tratta ”necessariamente di un racconto personale” e di ”una serie di casi, di vicende umane” che un avvocato, un inquisito o un altro giudice avrebbero visto in modo diverso. Specie se pensiamo che qui non si parla solo di processi quotidiani a un piccolo spacciatore o una prostituta, ma anche di veri e propri casi come quello alla Banda della Magliana, o di Marta Russo.

Lo firma non a caso, verrebbe voglia di dire, uno scrittore, prima che un giudice, Giancarlo De Cataldo, abituato quindi a andare a vedere cosa c’e’ al di la’ delle apparenze, a indagare la psicologia delle persone, a inserirla in un contesto, a cercar di arrivare con la scrittura a comunicare quel briciolo di verita’ umana che e’ in ogni storia. Proprio l’umanita’ fa, di questo ennesimo libro sul lavoro del giudice, qualcosa di assolutamente diverso da cio’ che abbiamo letto negli ultimi anni: ”Ciò che rende la giustizia un affare maledettamente complesso e affascinante e’ la sua natura ambigua: vive, allo steso tempo, dentro di noi e tutt’attorno a noi”.

Il giudice penale De Cataldo, ripercorrendo le tappe della propria carriera, si mette a nudo, non ha alcun timore di coinvolgerci nei propri dubbi, le sue riflessioni, le sue osservazioni sui procedimenti, sulle leggi, sui colleghi, sui dibattiti sulla giustizia, sui modi di vedere (e giudicare) i valori di riferimento, le impressioni, le testimonianze, le prove: Arriva quindi a farci capire che quasi nulla sembra mai certo, specie se affrontato dal lato umano, e con una giustizia dovuta anche al caso, al giudice cui un certo procedimento viene affidato.

”E’ stata l’esperienza a convincermi – scrive – che l’unico modo accettabile per parlare di giustizia e’ farlo in termini di aspirazione. Un’aspirazione nel cui nome, nel corso dei secoli, donne e uomini colpevoli di sognare un mondo migliore hanno conosciuto l’ostracismo …. Un’aspirazione per la quale vale ancora e varra’ sempre la pena di spendersi”.

Questo non vuol dire che dopo prove difficili, estenuanti e sempre sotto l’occhio dei riflettori non facciano emergere ”fortissima” la tentazione di mollare, se non ci fosse poi anche la storia, esemplare per capire il senso di questo libro, di Ahmed, pescatore egiziano accusato di terrorismo, per troppo rigore, per fraintendimenti, per incuria nei rapporti tra Servizi e carabinieri. Ma non e’ l’unico caso, che di storie da leggere come un racconto il libro e’ pieno.

De Cataldo affronta tutti i problemi di cui abbiamo sentito discutere in questi anni sui media, carcere, nuove leggi, referendum sulla responsabilita’, limiti e pregi dei giudici popolari, rischi della routine e dei tecnicismi, inserendo tutto nel corso del suo lavoro. E lo fa con una capacita’ di non tirarsi mai indietro come persona, innanzitutto, che ci avverte, per esempio, della situazione esplosiva delle nostre prigioni, e, a contrasto del proprio spendersi e mettersi in gioco, della nuova realta’ ”troppo spesso di un terrificante deserto morale.

I ragazzi del duemila uccidono in branco, uccidono per vincere la noia, uccidono come in un videogioco”.

In giustiziaultima modifica: 2011-09-29T19:46:25+00:00da libriforever
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