‘Il padrone’

Goffredo Parise”Fino a ieri ero un ragazzo di provincia, senza nulla in mano” si legge all’inizio del piu’ forte dei romanzi di Goffredo Parise, ‘Il padrone’, uscito a meta’ anni Sessanta, quindi capace di cogliere quella reificazione del mondo e dell’essere umano tutta in fieri, in pieno boom economico, e che lo portera’ ai racconti caustici e gelidi come un pezzo di cronaca de ‘Il crematorio di Vienna’. Quel giovane di provincia era ‘Il ragazzo morto e le comete’, narrazione di una dolorosa educazione alla realta’ di Parise esordiente, condotta senza alcuno psicologismo naturalista, che si prolunga in questa diversa e simile educazione sentimentale dell’adulto, diventato membro di una grande azienda, entrato nel mondo industriale e metropolitano.

Un romanzo coinvolgente e spietatamente modernissimo, anzi che acquista piu’ sfaccettature alla luce della nostra attuale situazione e che affronta temi propri della cosiddetta Letteratura industriale dell’epoca (da Ottieri a Volponi), ma con un fondo piu’ ideologico, alla cui origine sono per l’autore le sue letture di Darwin e quindi l’idea che la civilta’ del profitto e l’ideologia tecnologica abbiano portato a una modifica sostanziale dell’essere umano e il consumismo abbia reso quasi piu’ spietata la legge del piu’ forte, della selezione naturale.

Il protagonista narra giorno per giorno le sue esperienze, come in un diario, dal momento in cui viene assunto nell’azienda del dottor Max e vi entra per la prima volta, lasciandosi alle spalle il suo mondo giovanile di alberi e vecchie case, per accorgersi subito che la stanza, la sedia e l’usciere sembrano ”fatti della stessa materia”. Quando poi incontra il padrone, questo gli appare come ”un grosso insetto ferito”, ma che subito lo costringe a accettare uno stipendio bassissimo, dandogli una chiara percezione di inferiorita’ ”come una limpida equazione nelle matematiche naturali”.

Tutti i valori morali, in questo mondo, sono falsati automaticamente dalla logica che ha alla sua base la nuova ”moralita’ del profitto”. L’esistenza del protagonista, i suoi rapporti con gli altri dipendenti, trovano una loro ragion d’essere solo in relazione al dottor Max e alla ditta e quasi in una sorta di emulazione, le cui conseguenze estreme, finali, non ricordiamo per non togliere il piacere della lettura.

Ogni resistenza e ribellione sono oniriche, momenti di libera fantasia. Nella realta’ si va sempre piu’ verso un mondo da fumetto, di cui e’ emblema Minnie, la fidanzata del padrone, appassionata di fumetti e che si esprime con le relative onomatopee. Dietro Max c’e’ la madre Uraza che, con la sua capigliatura fiammeggiante, sembra uscita da un disegno pop, e nomi da fumetti hanno molti degli altri personaggi, da Lotar a Pippo, Selene o Pluto. Insomma, un incubo colorato e angoscioso in cui non resta che augurarsi ”una vita simile a quella di un barattolo”.

‘Il padrone’ultima modifica: 2011-07-29T14:37:06+00:00da libriforever
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