Kampusch-Fritzl, storie di segregazione

Titti SantamatoDue storie simili di prigionia e annientamento fisico e psicologico: quella di Natascha Kampusch sequestrata da uno sconosciuto e quella di Elisabeth Fritzl segregata dal padre.

Sono raccolte in due libri diversi, uno autobiografico, l’altro un romanzo. Raccontano le terribili e controverse esperienze di due donne in preda ai loro aguzzini.

”Ora mi sento abbastanza forte per raccontare tutta la storia del mio sequestro”, ha detto la Kampusch presentando il suo libro 3096 giorni, quelli della sua lunga prigionia. E’ stata rapita mentre andava a scuola a Strasshof, presso Vienna, il 2 marzo 1998 all’eta’ di dieci anni e il 23 agosto 2006 e’ riuscita a fuggire con le sue forze. Otto anni di segregazione nello scantinato di una villetta di periferia, nelle mani di un folle, Wolfgang Priklopil, che si e’ suicidato dopo la sua fuga, che ha infierito su di lei con ogni tipo di violenza, vessazione, umiliazione. Una vicenda terribile, che continua ad essere sotto i riflettori: di recente la ragazza, che ora ha 22 anni, ha chiesto allo Stato un indennizzo di un milione di euro, per non esser stata liberata subito dopo il suo rapimento dalle forze dell’ordine a causa di errori nelle indagini. La richiesta e’ stata respinta. Al libro e al film che uscira’ Natascha non si e’ decisa per soldi. Il libro – ha spiegato la ragazza di recente – e’ una forma di liberazione ”per poter chiudere” questo capitolo e ”cominciare una nuova vita”.

Nella storia di Elisabeth Fritzl si addentra invece Paolo Sortino, romano, classe 1982, al suo esordio letterario. Era il 2008 quando ad Amstetten, sempre in Austria, la polizia porto’ alla luce il caso orrendo della giovane diciottenne rapita dal padre Joseph e segregata per 24 anni in un bunker antiatomico costruito nel giardino di casa. Violentata, annientata nella mente e nel fisico, Elisabeth aveva avuto 7 figli dai rapporti incestuosi con il padre. Uno dei casi di cronaca piu’ feroci degli ultimi anni, tanto che i giornali coniarono il termine di ‘mostro di Amstetten’.

Sortino non si affida tanto alla ricostruzione dei fatti – a tutti tristemente noti – ma si appropria di questa storia di orrore domestico per tracciare il suo personale percorso negli eventi. Un labirinto che ci porta nella mente di Elisabeth durante quei 24 lunghi anni di prigionia, dalla follia iniziale per le atrocita’ subite fino al ristabilirsi di un ordine speciale all’interno del bunker. Perche’ nonostante il tempo che passa e le ripetute sevizie, il desiderio di vivere sara’ piu’ forte di tutto e scandira’ le tappe della sua nuova esistenza. Lontana dal mondo esterno, Elisabeth rinomina come in un rito il suo universo sotterraneo come fosse l’unico in grado di accoglierla. Un mondo in cui anche lei e’ capace di mettere in atto la sua quantita’ di male. In questo modo, anno dopo anno, con la maternita’ che la rende ogni volta piu’ forte, impara a ottenere dal padre tutto quello che desidera.

Il 19 aprile 2008 la figlia maggiore dell’incesto, Kerstin, 19 anni, viene portata in gravi condizioni da Fritzl all’ospedale di Amstetten. Il padre-orco decide di liberare Elisabeth e i due figli rinchiusi e alla moglie Rosemarie annuncia che la figlia torna a casa. Il 19 marzo 2009, dopo un processo lampo, Fritzl e’ stato condannato all’ergastolo ed e’ internato in un istituto psichiatrico.

Kampusch-Fritzl, storie di segregazioneultima modifica: 2011-05-14T16:02:17+00:00da libriforever
Reposta per primo quest’articolo