Qui ho conosciuto purgatorio, inferno e paradiso

91c8541b7cb6e0e1cdde5140d68599e6.jpgL’uomo che ha conosciuto le tre condizioni e’ un prete anti-‘ndrangheta: si chiama Don Giacomo Panizza e la sua storia e’ stata raccontata davanti a milioni di italiani da Roberto Saviano di cui e’ stato ospite a ‘Vieni via con me’.

Bresciano di origine, Panizza e’ assegnato come prete nel quartiere piu’ estremo di Lamezia Terme, in provincia di Catanzaro, regno della famiglia Torcasio. E’ li’ che comincia a lavorare a contatto con i disabili usando un palazzo requisito proprio alla famiglia malavitosa. E non solo quel palazzo e’ vicino ai proprietari ma ogni volta che Panizza vuole entrare nell’edificio deve persino bussare al campanello dei Torcasio.

Lui pero’ non molla: neppure davanti alle minacce e ai danni procurati alla sede della sua associazione. Neppure di fronte al sabotaggio dei freni dell’auto di un disabile.

In un lungo colloquio con Fofi, il sacerdote parla della sua storia, della citta’ in cui e’ nato (Brescia sconvolta dall’attentato a Piazza della Loggia), della sua vocazione e della decisione di trasferirsi nel meridione d’Italia per fondare ‘Progetto sud’, comunita’ autogestita insieme a persone con disabilita’. Ma soprattutto di accettare nel 2002 per i suoi disabili quel palazzo che i Torcasio, in sfregio, hanno ridotto ad uno scheletro pur di non farlo vivere da nessuno, dopo che gliel’hanno sequestrato. Da allora e’ nel mirino delle cosche ed e’ inserito in un programma di protezione.

”Don Panizza accetta quel dono – dice Saviano nell’introduzione – e piano piano lo sistema, lo rende agibile e adatto ad ospitare il suo ‘Progetto Sud’. Ci mette sette anni. Sette lunghi anni fatti di attenzione, di piccoli lavori portati avanti un po’ per volta. Perche’ don Panizza ha capito con chi ha a che fare, ma soprattutto ha capito come muoversi, senza fermarsi, senza mettere in pericolo chi lavora con lui”.

Una storia ”sghemba” come la definisce Saviano, ma non per questo meno bella e che si raddrizza perche’ ”quella dei ragazzi della comunita’ e’ la forza degli ultimi. E’ il coraggio di chi avanza a palmi alzati senza usare la violenza, ma che non si ferma davanti a nulla. Non hanno altra moneta da barattare se non cio’ che sanno fare. E’ una vita resa zoppa dall’ingiustizia. E che giorno dopo giorno li ha educati. Sono persone pazienti, tenaci, che non si piegano. Non si sono piegati davanti alla vita, non lo faranno certo – conclude – per paura dell”ndrangheta”.

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Qui ho conosciuto purgatorio, inferno e paradisoultima modifica: 2011-04-08T00:18:38+00:00da libriforever
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