Nativi digitali

73c66664aa4eb4079f85538969fbbfd4.jpgGiocano ai videogames, smanettano con gli smartphone, hanno un blog, comunicano sui social network, usano telecomandi e gadget tecnologici come fossero un’estensione del loro corpo, anche in eta’ prescolare e prima che imparino a leggere: sono i nativi digitali, i nostri figli, nipoti, cugini. Bambini e giovani diversi da tutti quelli che li hanno preceduti, una nuova specie nata dopo la rivoluzione del web.

”Tra il 1985, anno di diffusione di massa dei pc a interfaccia grafica e sistemi operativi a finestre, e il 1996, l’inizio della rivoluzione di Internet, si e’ affermata rapidamente una nuova ‘versione 2.0′ dell’Homo sapiens, i nativi digitali”, scrive in questo saggio Paolo Ferri docente di muovi media all’Universita’ Bicocca di Milano. ”Sono molto diversi da noi figli di Gutenberg – aggiunge – perche’ a casa, a scuola e con gli amici sono sempre accompagnati dalle loro protesi comunicative ed espressive digitali. I computer non sono piu’ solo strumenti di produttivita’ individuale ma sono soprattutto mezzi di comunicazione, espressione e creazione condivisa della conoscenza. Stanno cioe’ sperimentando differenti schemi di interpretazione della realta’ che li circonda”. E ci sarebbe da aggiungere anche d’azione, visto che in tutto il mondo le nuove generazioni si stanno attivando politicamente attraverso la rete, aggirando le organizzazioni precostituite (gli esempi piu’ recenti, le rivolte nei paesi arabi).

Per queste nuove generazioni cosi’ diverse da noi ”immigranti digitali” che ruolo possono e devono avere famiglia e scuola? Come si fa a non far annoiare questi ragazzi gia’ iperstimolati dal web e dalle tecnologie? Come cambiano le tecniche di apprendimento e di insegnamento? ”Utilizzare Internet, i social media e gli altri strumenti del web 2.0 puo’ trasformare radicalmente l’insegnamento e l’apprendimento – scrive Paolo Ferri -. Piu’ in generale le tecnologie digitali in classe possono permettere una serie di attivita’ innumerevoli”, e ”l’ambiente didattico ‘arricchito dalla tecnologia’ si presta come riconfigurato ed esteso attraverso l’integrazione tra aula virtuale aula reale e diviene sinergico con la ‘cultura partecipativa’ e l’intelligenza digitale’ dei nativi”.

Ma se e’ vero che i nativi digitali sono ”piu’ interattivi, piu’ connessi, piu’ multitasking”, va anche detto che ”sono meno riflessivi e vanno meno in profondita’ di quanto non facciamo noi immigranti digitali. Sono piu’ in difficolta’ di noi con compiti cognitivi piu’ routinari e meno motivanti; sono, per cosi’ dire, meno resistenti alla fatica della ripetizione e del concetto. Dobbiamo percio’ insegnare loro – sottolinea Ferri – la pazienza e la fatica delle cose del mondo e soprattutto a reggere la frustrazione dell’errore e dell’attesa. Gli studenti di oggi saranno i lavoratori di domani, ma l’ultima generazione di immigranti digitali non lascera’ la scena produttiva prima del 2045. Dobbiamo trovare un modo di comunicare e convivere, e questo sara’ decisivo per il nostro comune futuro”.

Nativi digitaliultima modifica: 2011-03-12T01:25:22+00:00da libriforever
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