Ho ucciso Shahrazad

195d0b7bb374898557fc65cfb41a65e1.jpgUna donna araba che pubblica una rivista erotica, ‘Jasad’. Una donna araba che a 12 anni legge in francese il marchese de Sade, che a 25 anni usa la parola ‘pene’ in una poesia, facendo inorridire suo padre e che uccide il mito di Shahrazad e il suo messaggio alle donne ne ‘Le mille e una notte’. Joumana Haddad, giornalista e poetessa libanese, ha scelto di non mettere limiti alla sua liberta’ di espressione e di pensiero e al suo modo di vivere il corpo e la femminilita’.

E’ una ”donna araba arrabbiata” che si confessa nel libro ‘Ho ucciso Shahrazad’, accolto con grande favore dalla critica internazionale e del quale Roberto Saviano ha parlato come di ”una lezione di coraggio”.

”Joumana appartiene alla sempre piu’ rara specie di intellettuali che non si fanno intimidire”, ha detto l’autore di Gomorra che la Haddad ha intervistato per il libro ‘In compagnia dei ladri di fuoco’ in cui sono incluse anche interviste a scrittori e intellettuali come Umberto Eco, Paul Auster, Jose Saramago e Antonio Tabucchi. Responsabile delle pagine culturali del quotidiano ‘An Nahar’, membro del Comitato del libro e della lettura presso il ministero della Cultura libanese, la Haddad, 40 anni, in Italia ha pubblicato racconti e poesie in antologie fra cui ‘Parola di donna, corpo di donna’ e ‘Non ho peccato abbastanza’.

In ‘Ho ucciso Shahrazad’ – nato per rispondere alla domanda di una giornalista straniera, in un primo momento presa per una provocazione, su come una donna araba sia arrivata a pubblicare una controversa rivista erotica come ‘Jasad’ in arabo – si rivolge all’Occidente invitandolo ad andare al di la’ degli stereotipi. ”L’unica buona ragione per leggermi, per cui potresti essere interessato a me, per cui ogni essere umano potrebbe essere interessante, e’ – sottolinea – perche’ rappresenta se stesso e non solo un’etichetta intrigante e superficiale”.

Tra citazioni letterarie e riflessioni personali, la Haddad spiega che ”essere arabo oggi implica in primo luogo padroneggiare ”l’arte della schizofrenia”’, cioe’ la divisione tra quello in cui si deve credere e quello in cui si crede, tra quello che si dice e quello che si fa. Essere arabo oggi vuol dire anche far parte di un gregge e affrontare una serie di muri: ”del totalitarismo, della corruzione politica, del favoritismo, del sessismo, della misoginia”. Ma, nonostante questo, le donne arabe non sono tutte vittime, ne’ sfruttate, ne’ passive. Poi spiega l’importanza che ha avuto nella sua vita la lettura e l’adrenalina che le ha provocato la lettura, a 12 anni, di ‘Justine, ovvero le disavventure della virtu” di de Sade.

”Quel giorno – ricorda – il Marchese mi libero’ da alcune delle mie manette mentali”. Il ”corpo e l’erotismo non hanno mai smesso di essere la mia fonte di ispirazione”, spiega la scrittrice che non ha esitato a fondare una rivista sul corpo per cui e’ stata definita ”immorale, dissoluta, scandalosa, viziosa, corrotta e corruttrice”. Quello che e’ certo e’ che non e’ pornografica, dice l’autrice e sottolinea: ”non sono l’Hugh Hefner del mondo arabo”. L’invito alle donne e’ di ”vincere le proprie battaglie senza rinunciare alla loro femminilita”’ e a non essere come nel messaggio ”sbagliato” lanciato da Shahrazad: ”persuadi gli uomini, dai loro le cose che hai e che desiderano, e loro ti assolveranno”.

Ho ucciso Shahrazadultima modifica: 2011-02-28T20:00:49+00:00da libriforever
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