‘Il sangue di San Gennaro’

0101117135020453_20101117[1].jpgChi fugge dall’orrore e’ forse facile che, qualsiasi posto lo accolga, gli appaia sereno se non idillico.

Se questo posto poi e’ Napoli, anzi quell’angolo di Napoli piu’ verde e tranquillo che era Posillipo, ecco che l’impressione di essere improvvisamente calato in mezzo a un’umanita’ vitale, positiva, allegra, e soprattutto con sempre una speranza nel cuore. E’ quel che e’ accaduto a Sandor Marai, l’amato autore ungherse di Le braci, esule dal suo paese per non trovarsi costretto a passare per complice dell’odiato regime di stampo stalinista col suo sistema poliziesco capace di togliere dignita’ alle persone, di piegarle e svuotarle. E’ nato allora questo Il sangue di San Gennaro, il cui protagonista, non a caso, e’ un artista straniero che ”vuole redimere il mondo”.

I napoletani, che non sono religiosi come potrebbe credere un osservatore esterno, ma solo superstiziosi, fa sostenere Marai a un suo personaggio, e sperano solo in un miracolo, ci puntano come si punta su un cavallo o si gioca al totocalcio, ”forse perche’ a Napoli due volte all’anno c’e’ un miracolo ufficiale”, si scioglie il sangue di San Gennaro in primavera e in autunno. E’ un po’ quello cui aspira intimamente l’artista straniero, qualcosa di impossibile e comunque un sogno incredibile di salvezza generale, un assoluto che finisce per condurre al sacrificio personale, e l’uomo morira’ per un incidente, una balaustra che ha ceduto, ho forse suicida, con un gesto che e’ il medesimo che 40 anni dopo mettera’ in atto lo stesso Marai, in America.

E questa aria di sogno avvolge un po’ tutto il romanzo, che nasce dall’occhio rilassato e comprensivo, oltre che sedotto, pur conservando una punta di ironia inevitabile in questo scrittore. La sua Napoli dell’immediato dopoguerra, e soprattutto i suoi napoletani sono figure di un presepe, esseri quasi felici nel brulichio della citta’ e nell’incrociarsi di quotidiani rapporti ricchi di umanita’. Come inizia il racconto, ecco che ci vengono presentati un vinaio col basco in testa e, seduti sulle sue botti, un muratore, costretto dalla mancanza di lavoro a vendere santini e cercar di raccoglier fondi per un inesistente monastero, e un trippaio comunista dalla ”faccia sempre imbronciata, da commediante di prim’ordine”, che, con destrezza, affetta le viscere crude di pecora o capra, ”che irrora di succo di limone appena spremuto, per servire una tale leccornia ai suoi clienti, che gustano li’ sui due piedi e senza pane, quel nervume che pare di spugna”. Il postino ”e’ contento di poter portare la posta. Non e’ la mancia a renderlo felice. E’ felice perche’ e’ italiano e di buon cuore”, mentre in un povero venditore ambulante che gli sussura ”eccellenza”, Marai vede subito uno con ascendenze spagnole, ma poi ci sono altre notazioni, come quelle sugli scugnizzi che ”sono tutti rachitici, e molti di loro tubercolotici, ma uesta specie umana sopporta tutto con una certa superiorita’, poiche’ gli organismi, nel corso della loro presenza millenaria da queste parti, si sono adattati a ogni gener di malattia: gli stranieri che mangiano i furttui di mare crudi, sulle rive del golfo, muoiono dello stesso tifo cui sono refrattari i bambini e gli adulti di queste zone”. Cosi’, se dice che non sono pigri come si dice in genere, lui nota che dall’alba a mezzanotte sono sempre in giro a cercar lavoro, poi aggiunge che ”sono troppo stanchi per creare, perche’ hanno sprecato tutte le eloro energie nel Rinascimento”. Isomma, il libro contiene un vivace ritratto di Napoli, con alcune evidenti ingenuita’, ma non e’ solo questo. In Il miracolo di san Gennaro ci sono anche tutte le pagine sulla patria lontana, sul comunismo inumano che priva la gente della propria liberta’ di essere e esprimersi, dell’esule che riflette sulla propria condizione: ”Cominciamo a capire che quando si lascia una patria, si lasciano tutte le patrie possibili”, annota Marai, affrontando il senso di deprivazione generale, di un’identita’ praticamnente perduta, che addolora ineluttabilmente e entra in contrasto col sole, il mare, l’allegria di Napoli e della sua gente, che sembra felice, pur con una vita difficile e misera.

‘Il sangue di San Gennaro’ultima modifica: 2010-11-27T20:56:11+00:00da libriforever
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