Il libro dei bambini

1286471742835_bdd542fadc6f709924283db19e44c26a[1].jpgTorna Antonia Byatt con una grande storia che ci riporta alle sue pagini migliori, quelle di ‘Possessione’, che al rivelo’ nel 1990 e le guadagno’ un Booker Prize, e di ‘Angeli e insetti’; torna questa docente universitaria e creatrice di programmi culturali tv nata nel 1936, che lasciò tutto per dedicarsi, poco prima dei suoi 50 anni, alla scrittura, torna col suo stile raffinato quanto elegante, che si insinua nelle pieghe della psicologia dei suoi personaggi e tra i particolari, oggetti, natura, cultura, del mondo in cui vivono, facendoci entrare con leggerezza e profondita’ il lettore, tutto sempre sullo sfondo di avvenimenti e costume di un ben preciso periodo storico. ‘Possessione’ era la storia di due giovani studiosi di letteratura dell’Inghilterra contemporanea che, partendo da due lettere, ripercorrevano i passi di un uomo e una donna vissuti un secolo prima e ne ricostruivano la vicenda d’amore che ben presto si sovrapponeva alla loro. ‘Il libro dei bambini’ e’ la storia di un gruppo di persone, di quattro famiglie, a cominciare da quella della scrittrice per l’infanzia Olive Wellwood, tra fine Ottocento e l’inIzio della Grande guerra.

Persone di cultura che incarnano tutte le contraddizioni e, soprattutto, le spinte in avanti, le novita’ del mondo vittoriano alla boa del secolo e alla vigilia del massacro che avrebbe risvegliato tutti dalle fiabe per ragazzi tipiche di quegli anni. C’erano, e tornano in questo romanzo, autori come Rudyard Kipling, Beatrix Potter, Oscar Wilde, Kennet Grahame e naturalmente James Mattew Barrie, padre di Peter Pan, sui quali aleggia l’ombra del reverndo Dodgson ovvero Lewis Carroll, il creatore di Alice, morto nel 1898, ai quali poi, in guerra, come ricorda la Byatt, avrebbero rubato i nomi delle storie e dei personaggi per darli alle trincee, forse in nome di una comune assurdita’ (Trincea Wendy come Trincea dei Fanghilosi Tavi). Sono gli unici nomi che resistono mentre ”sulle tombe dei morti i nomi erano indicati da cartelli temporanei, che spesso venivano fatti a pezzi dal fuoco incessante” e c’erano ”parole ormai impossibili da usare. Onore. Gloria. Tradizione. Gioia”, come si dice in ospedale il poeta Julian, ferito a Thiepval. Questa pero’, con gli orrori di ospedali da campo e amputazioni, di carneficine, e’ la fine esemplare, l’apertura del nuovo secolo che, di orrori, ne avra’ in serbo ben altri. La bellezza del libro e’ nelle seicento pagine precedenti con la loro maniacale ricostruzione di anime e cose, col loro inno alla fantasia e ai ragazzi da crescere secondo nuove regole pedagogiche, come le donne, suffragette che lottavano per diritti elementari.

I Wellwood (Olivia, nata poverissima, ha sposato un alto funzionario della banca d’Inghilterra) vivono in campagna, piu’ liberi, dove conducono un’esistenza bohemienne con i loro figli piu’ Philip, l’orfano ceramista sottratto alla strada dalla scrittrice che, tutta presa dalla passione per il suo lavoro, poco si accorge di quel che realmente accade loro, e gli amici e i figli degli amici. E si va avanti, tra porcellane e the, tra ambizioni, fughe in avanti ma anche la gabbia delle inevitabili ipocrisie, tra vita quotidiana e feste con artisti, anarchici russi in abito da cerimonia o esponenti socialisti della Societa’ Fabiana appoggiata da George Bernard Shaw. E una di queste feste, come a introdurre quale invitati anche noi in quel mondo, e’ all’inizio del romanzo e ne mostra tutta la fantasmagoria e la sottigliezza, come lo spettacolo delle marionette tedesche, introdotto dal rullare di un tamburo: ”un’illusione e’ una cosa complicata, e un pubblico e’ una creatura complicata. Tanto l’una quanto l’altro sono insiemi volatili che vanno trasformati in un tutto uniforme e composito”, e la Byatt descrive al fascinazione dell’arte. La fantasia che in lotta con la ragione e’ alla base di tutto, la passione narrata in maniera assai esplicita con la sua forza trascinante, le buone maniere, le mode riferite con attenzione, i segreti che ognuno lascia dietro e dentro di se che poi vengono inevitabilmente alla luce, incrinando quel mondo di entusiasmi quasi adolescenziali che si trovera’ costretto a crescere tra il fango delle trincee del Belgio e il sangue di un massacro, ”mentre il paesaggio andava somigliando sempre piu’ al caos primordiale e l’ingegnosita’ umana si faceva sempre disperatamente piu’ metodica e inventiva”.

Il libro dei bambiniultima modifica: 2010-10-11T17:34:39+00:00da libriforever
Reposta per primo quest’articolo