‘L’intermittenza’

0100920133208576_20100920[1].jpg”I fatti e i personaggi di questo romanzo sono frutto della mia fantasia, anche se la fantasia ha trovato abbondante linfa nelle cronache giudiziarie di questi ultimi anni”. Tutti d’un fiato si arriva in fondo, la fine del romanzo, e dietro quella frase, a meta’ di rito a meta’ personalissima, quasi lo si intravede Andrea Camilleri a scriverla, tra il divertito e, come direbbe lui, ”l’incazzato nero”.

A 85 primavere, il piu’ amato scrittore italiano ha dato alle stampe il suo quarto romanzo in appena sei mesi (senza contare saggi e raccolte): ‘L’intermittenza’, che arriva in libreria quando sono ancora in cima alle classifiche il Montalbano di ‘La caccia al tesoro’ e ‘Acqua in bocca’, scritto in tandem con Carlo Lucarelli.

Questa volta, pero’, indagini non ce ne sono. Se non quelle nell’animo di un manipolo di cinici e spietati personaggi che, come gia’ in ‘Un sabato con gli amici’, Camilleri scolpisce quasi con crudelta’, rastremati attorno alle pure motivazioni del loro agire: l’odio, il desiderio, la vendetta, il potere.

La calda Sicilia e’ lontana. Questo nuovo thriller finanziario, dedicato ironicamente ”Al lavoro che nobilita l’uomo”, si apre al nord, in un grande azienda, la Manuelli che da lavoro a migliaia di persone e sostiene l’economia del paese.

Praticamente un’acquario di piranha e pescicani. Presidente, e’ un vecchio pioniere della rinascita industriale italiana che parla di se’ solo in terza persona e con un figlio belloccio ma piuttosto deludente al quale ha concesso una carica di direttore generale senza potere per la quale viene irriso da tutti. Alla guida dell’azienda c’e’ invece Mauro De Blasi, il feroce e scaltro direttore generale con moglie bellissima ma insoddisfatta, aiutato dal direttore del Personale Guido Marsili, abile quanto basta per mettere in mobilita’ senza alcun turbamento centinaia di dipendenti, ma con la segreta debolezza per la poesia. Intorno a loro, una girandola di segretarie avvenenti o inacidite, Ministri che pur di non perdere una manciata di voti si ritrovano al servizio del privato, vecchi patron e nuove generazioni arriviste, stabilimenti occupati, operai gabbati nei loro diritti e sindacati inermi di fronte all’ombra della crisi che si allunga anche sulla Manuelli. Ma l’azienda e’ florida e anzi grazie a De Blasi fiuta l’affare, acquisendo la Birolli, il cui proprietario e’ assillato dai creditori e pronto a svendere tutto pur di salvarsi. Tutto, tranne la nipote Licia, ”superbo esemplare di femmina determinata, intelligente e sensuale”. Intanto però c’è qualcuno che sta tramando dietro le quinte. Con maestria, Camilleri passa da uno all’altro personaggio, disseminando il percorso di suspence, mentre ‘L’intermittenza’ si fa sempre piu’ presente, quella del cuore e quella, piu’ pericolosa, della testa, vere e proprie tagliole che la coscienza piazza lungo l’ascesa o al discesa al successo. Con il pensiero, allora, si torna a quell’ammissione iniziale. A chi pensava Camilleri quando ha scritto del vecchio Manuelli, dell’incapace Beppo suo figlio, degli operai in sciopero contro la chiusura degli stabilimenti fatti abilmente passare come soggetti pericolosi per l’azienda stessa, dello spietato De Blasi o di Marsili, che sembrano cavarsela sempre? ”Basta leggere la cronaca e trovate tutte le storie di malefatte che volete – risponde oggi Camilleri – E’ notizia di 3-4 mesi fa di un’azienda dove l’intera dirigenza e’ stata arrestata”. Ma puo’ forse anche un romanzo risvegliare le coscienze? No, guai a esser romantici: ”Ma che vuole che gliene freghi della narrativa a quelli.”.

‘L’intermittenza’ultima modifica: 2010-10-06T14:52:58+00:00da libriforever
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