“L’economia giusta”

0100921130202681_20100921[1].jpg‘There is no alternative’, non ci sono alternative: cosi’ diceva la ferrea signora Thatcher giustificando le sue scelte politiche. E lo stesso e’ per Edmondo Berselli – intellettuale poliedrico, editorialista de ‘L’Espresso’ e di ‘Repubblica’, direttore per sei anni della rivista del Mulino – che nel suo ultimo libro (e’ morto l’11 aprile di quest’anno) affronta il tema della ricerca di nuove vie verso ”l’economia giusta”, in tempo di crisi globale. La mancanza di alternative, dopo l’imbroglio liberista, riguarda il fatto di doversi abituare all’idea che saremo ”piu’ poveri”. Perche’ la scelta – ammonisce Berselli – ”e’ fra essere poveri nella consapevolezza della propria condizione storica e antropologica, da un lato e, dall’altro, essere poveri nell’assoluta inconsapevolezza di cio’ che avvenuto, nella sorpresa dell’indicibile, e quindi soggetti a tutte le frustrazioni possibili”. Per Berselli e’ ora di costruire una cultura, ”forse non della poverta’ bensi’ della minore ricchezza. Di un benessere piu’ limitato, e sapendo che questo minor benessere si ripercuotera’ su ogni aspetto della nostra vita”. Insomma una visione dell’economia che recuperi ”una via cristiana” alla crisi. E non e’ un caso che il libro di Berselli si apra con una citazione di Marx alla quale ne segue subito un’altra tratta dall’esordio dell’enciclica ‘Rerum Novarum’ di Leone XIII.

Perche’ la storia insegna che alle spalle dell’Europa, pressata dagli Usa e dal rampantismo cinese, c’e’ ”un passato di redistribuzione, quel sistema realizzato dalle democrazie cristiane e dalle socialdemocrazie europee. Che non riuscira’ a innescare di nuovo la crescita ruggente all’americana, ma provera’ – scrive l’autore – a resistere agli scossoni dell’economia”. Questa e’ la strada, avverte.

Tra il monetarismo spinto, nell’attesa della crescita che verra’, e una visione collettiva piu’ prudente con la quale abituarsi agli ”attriti” della crescita lenta, Berselli sceglie quest’ultima. ”Dovremo adattarci – scrive – ad avere meno risorse. Meno soldi in tasca. Essere piu’ poveri. Ecco la parola maledetta: poverta’. Ma dovremo farci l’abitudine”. Se il mondo occidentale andra’ piu’ piano, ”anche tutti noi dovremo rallentare. Proviamoci con un po’ di storia alle spalle, con un po’ di intelligenza e di umanita’ davanti”.

“L’economia giusta”ultima modifica: 2010-10-06T14:55:03+00:00da libriforever
Reposta per primo quest’articolo