‘Poteva andare peggio’

0100916124439573_20100916[1].jpgIl ‘Secolo breve’ raccontato da un uomo che di quel periodo e’ stato un protagonista nel bene e nel male. Che ha conosciuto – volontariamente – le disillusioni, generate dalle illusioni, e ne ha patito – senza colpa – le violenze terribili. A cominciare dalle Leggi Razziali.

Mario Pirani, classe 1925, non e’ solo un grande giornalista, ma e’ la cartina di tornasole di un’Italia laica e illuminata alle prese con il tentativo di cambiare il paese e che – nei suoi uomini migliori – ha saputo riconoscere gli errori. Non e’ da tutti e, in un certo senso, lo testimonia proprio il titolo del libro. Un’opera che e’ il romanzo di una generazione – fitto di nomi, luoghi, persone, aneddoti – che si legge con piacere e interesse. Pirani – per sua stessa ammissione – e’ stato un uomo fortunato: nell’esaltazione retorica e nazionalistica degli anni ’30 e ’40 sotto il segno di un fascismo imperante, ha avuto qualcuno che l’ha saputo preservare. ”In quegli anni, insomma, segnati dalla guerra e dalla percezione di quanto ingannevole fosse la retorica del fascismo, l’influsso di insegnanti chiaroveggenti e preparati per chi ebbe la fortuna, non rara, di incontrarli, si rivelo’ – scrive – decisiva. Vuoi che riflettessero nell’insegnamento ascendenze liberali, cattoliche o, persino, socialiste, essi sapevano trasformare le conoscenze umanistiche e quelle storico-filosofiche in un messaggio formativo di cui percepivamo l’immediatezza e la modernita”’. Un bagaglio di idee forte, decisivo, per far fronte ad una realta’ capace di travolgere molti: basterebbe sfogliare le pagine del diario relative ai giorni fatali della caduta del regime, della finta fine della guerra, dell’occupazione tedesca, per rendersene conto. In quanto ebreo – e un capitolo a parte meriterebbe la storia ‘sociale ed intellettuale’ della sua famiglia, i Pirani Coen – l’autore ha provato sulla sua pelle la discriminazione e la persecuzione razziale: per lui la Liberazione e’ stata doppia. Per questo – ma non solo – era difficile restare insensibili in quel momento al richiamo del Sole Rosso che sorgeva ad est. L’approdo al Pci e al partito nuovo e di massa ideato e voluto da Palmiro Togliatti, fu dunque una conseguenza logica.

Lui stesso – all’epoca ”un comunista tutto di un pezzo” – rileggendo gli scritti di allora ammette oggi: ”eravamo in preda ad una pulsione fideistico-religiosa che paradossalmente scambiavamo per l’acme della razionalita’ storica. Me ne sarei accoro presto”. Quel ”presto” e’ – come per alcuni altri intellettuali ”rivoluzionari di professione” della sua generazione – il 1956 con la repressione sovietica dei fatti d’Ungheria. Nel mezzo – nel frattempo – c’e’ pero’ tutto il repertorio della militanza comunista di quegli anni: dal viaggio in Urss, patria del socialismo, alle lotte politiche in Italia contro la Dc. L’Ungheria, il XX Congresso del Pcus e le lacerazioni all’interno del partito, portano pero’ l’alba di un giorno nel quale all’autore tutto suona oramai ”assurdo”. Per il distacco definitivo bisogna aspettare il 1961 quando Pirani esce dall’Unita’ – giornale al quale ha dato tutta la sua professionalita’ – e dal Pci. Una ”cesura netta” non solo con il partito ma anche con la sua ”vecchia” vita. Ad attenderlo un nuovo mondo e un nuovo sole, questa volta energetico: l’Eni di Enrico Mattei. Pirani diventa cosi’ una sorta di ‘agente segreto’ nel gioco della diplomazia parallela nella lotta contro le Sette Sorelle a fianco delle nazioni decise a sollevarsi dal gioco coloniale. Da Tunisi ad Algeri, al Marocco, a Cuba, in un ambiente fitto di figure da ‘Casablanca’, Pirani – passato da Lenin all’Eni – rivela molti degli ingranaggi di quegli anni fino al mistero della morte di Mattei nel 1962: per quel che sa – sintetizza – se c’e’ stato un attentato, il petrolio non c’entrava. Su quella morte si arresta l’avventura ‘internazionale’ di Pirani: nella sua terza vita ci sara’ soltanto il giornalismo. Dal Giorno, passando per L’Europeo, fino a Repubblica, insieme a mille figure che hanno fatto la storia italiana di questi ultimi 50 anni. Con una bussola, pero’: nonostante le disillusioni, avverte l’autore, l’impegno della sua generazione non e’ stato vano. Anzi. Ed e’ questo il migliore dei messaggi di Mario Pirani.

‘Poteva andare peggio’ultima modifica: 2010-09-20T14:00:06+00:00da libriforever
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