‘La tirannia dell’e-mail’

0100816135533909_20100816[1].jpgL’e-mail sta diventando il tiranno che scandisce le giornate, condiziona il lavoro, rovina i rapporti, fa diminuire la vista. Nessuno riesce a liberarsene, tanto che in un sondaggio Usa il 67% delle persone, dai 13 anni in su, intervistate ha dichiarato di aver consultato la posta finanche sotto le lenzuola.

Del resto secondo un’altra indagine della Stanford University il 90% degli utenti Internet usa la posta elettronica e si è stimato che nel 2009 i dipendenti delle aziende hanno impegnato una media del 40% della propria giornata lavorativa per inviare e ricevere circa 200 messaggi. Nel 2007 sono stati spediti e ricevuti 35.000 miliardi di messaggi fra il miliardo di computer esistenti al mondo e ogni manciata di minuti vanno avanti e indietro qualcosa come trecento milioni di e-mail. Per non parlare del BlackBerry: è stato introdotto sul mercato nel 1999, nel 2004 aveva un milione di utenti, numero che dieci mesi dopo era raddoppiato; nel giugno del 2009 era salito a quota 28,5 milioni.

“Sono milioni e milioni in tutto il mondo le persone che oggi accedono in continuazione alla propria posta elettronica. Gli psicologi hanno riscontrato in questo tipo di comportamento forti analogie con lo stare seduti davanti a una slot machine”. Un fenomeno raccontato così da John Freeman, scrittore e critico, direttore della celebre rivista Granta, in ‘La tirannia dell’e-mail’, un libro che descrive la vita quotidiana di molti, indagando le radici, le conseguenze e i pericoli di questo cambiamento epocale. Quella d’e-mail è comunque prima di tutto una rivoluzione sociale, perché se la posta in principio era un privilegio concesso solo a pochi re, governanti e militari, ora si arriva all’immediato superamento di qualunque spazio. Però, a differenza anche di una telefonata, l’e-mail nasconde sempre l’insidia dell’incomprensione, dell’errore comunicativo: il 50% delle volte – rivela un sondaggio del Journal of Personality – fraintendiamo il tono di un messaggio e del resto è innegabile che l’aggressività e l’impulsività hanno molti meno freni. Chi scrive poi, sottolinea Freeman non senza ragioni, si aspetta sempre una risposta quasi immediata, nella mail come su Facebook o Twitter o ogni altra forma di instant messaging e il silenzio offende come in pochi altri casi. Ma diventare multitasker come solo il computer può essere è molto difficile, e l’autore cita studi psicologici che dimostrano l’abbassamento del livello di attenzione quando si svolgono contemporaneamente più compiti.

Il risultato è una folla solitaria: “Una volta che il ritiro dal mondo reale ha avuto inizio e la tecnologia è stata individuata come ideale strumento di connessione con gli altri, è difficilissimo spezzare questo circolo vizioso”. Ma Freeman ci prova scrivendo alla fine una sorta di breviario per sfuggire alla tirannia: non controllate l’e-mail come prima cosa del mattino e l’ultima della sera; non affrontate argomenti complessi o delicati nelle e-mail; se dovete lavorare in gruppo per e-mail, incontrate i collaboratori di persona. Ma soprattutto – conclude – programmate una porzione di tempo quotidiano senza computer.

‘La tirannia dell’e-mail’ultima modifica: 2010-08-19T16:17:55+00:00da libriforever
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