“Voci, gossip e false dicerie”

0100719105215395_20100719[1].jpg”Ogni diceria ha il suo pubblico” recita l’epigrafe con cui Cass R. Sunstein, professore di diritto a Harvard, apre il suo libro, citando Leo Postman e Gordon Allport, autori della ‘Psicologia dei pettegolezzi’. Ed e’ talmente vero che Segolene Royal, due mesi fa, in occasione della giornata nazionale contro lo schiavismo, ha tessuto pubblicamente le lodi di Leon Robert de L’Astran (1767 – 1861), naturalista ed erudito che si oppose alla tratta degli schiavi verso le Americhe, ma che non e’ mai esistito, se non in una voce dettagliata ma artefatta su Wikipedia. Un po’ come quando Bernard-Henri Levy cito’ in un suo dotto libro il filosofo Botul, inesistente, creato per burla da uno studente con tanto di bibliografia e biografia.

Insomma, il primo comandamento e’ di non fidarsi mai completamente del Web senza opportune verifiche, perche’ e’ il luogo dove le invenzioni, le distorsioni, le dicerie di qualsiasi tipo, le interpretazioni strampalate (dalla falsita’ dell’attentato dell’11 settembre al Pentagono sino al messa in dubbio del lancio della statuetta del duomo contro Berlusconi, per finire con Umberto Eco che denuncia Wikipedia di volerlo sposato con la figlia dell’editore Bompiani) prendono corpo, confondendosi tra le notizie e i dati veri. Una ‘voce’, una diceria, e’ praticamente un’affermazione di cui non e’ dimostrata alcuna veridicita’, ma che passa di bocca in bocca acquistando via via credibilita’ (”lo dicono tutti!”). Naturalmente i motivi che spingono a prendere per vera una voce priva di prove dirette sono particolari, psicologici e sociali: per esempio se questa va incontro alla paura o alla speranza della gente o se fa riferimento a una ‘teoria del complotto’, oggi tanto di moda. Le voci si diffondono perche’ ciascuno di noi tende a basarsi su cio’ che fanno e pensano gli altri, soprattutto quelli a noi piu’ vicini. In mancanza di informazioni di prima mano ci fidiamo delle loro opinioni, non sapendo pero’ su cosa si basino. E, se apparteniamo a un certo gruppo o partito, ci sara’ una polarizzazione tra le nostre opinioni e quelle dei gruppi rivali. Piu’ il nostro gruppo di riferimento crede a una diceria, piu’ ci libereremo con facilita’ delle nostre titubanze. Piu’ un gruppo rivale crede a una diceria, piu’ noi ci convinceremo della sua falsita’. Pensiamo che oggi esistono settimanali e giornali che vivono di gossip, ovvero di messe verita’ tendenziose, che insinuano sospetti, di menzogne non gravi di per se’, ma che accumulandosi possono diventare nocive, e che la forza di penetrazione di questa stampa, di questi siti, finisce per contagiare e contaminare anche la stampa ‘seria’, la radio e la tv. In questo modo, e con questa possibilita’ e velocita’ di propagazione, un tempo impensabile, tutta una nazione finisce per diventare quel che per i pettegolezzi era un condominio o un piccolo paese, con chi non faceva che spiare le vite altrui e cercare di intuirvi materia per sparlarne. Del resto la politica (si pensi alla paura degli immigrati o alle campagne sulla sicurezza) e l’economia (notizie che corrono in Borsa creando variazioni dei listini) vivono oggi di ‘voci’ messe in giro ad arte. Come allora difendersi, come cercare di non essere travolti da questo processo che Sunstein chiama ‘a cascata conformistica’, che nasce magari da un video su YouTube, o da pettegolezzi privati su Facebook? Il suo libro, testo di una conferenza (quindi un po’ didascalico e con qualche ripetizione di troppo) diventa comunque, svelando meccanismi, trucchi, indagini, un piccolo manuale di sopravvivenza in questo mondo in cui il virtuale si confonde sempre piu’ col reale e la privacy viene messa a dura prova

“Voci, gossip e false dicerie”ultima modifica: 2010-08-12T00:15:55+00:00da libriforever
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