‘Testa di capo’

37b1dcbf2c0091485ac857311d2b14c7_914170[1].jpgScorrendo le pagine di ”Testa di capo” piu’ volte ti immedesimi nelle storie. Leggi e pensi: ”E’ proprio vero, quel mio collega fa esattamente cosi’. Gia’, mi fossi comportato in quel modo, sarebbe stato meglio. Quasi, quasi, glielo dico al mio capo che sbaglia tutto. Che razza di stronzo quel manager, proprio vero che tutto il mondo e’ paese”. L’ultimo lavoro di Robert I. Sutton non e’ solo un saggio socio-psicologico, non solo un vademecum per il comportamento sul lavoro, e’ anche una raccolta di storie di vita. Storie dal mondo delle aziende, americane e non solo, che spesso sembrano immortalare quello che ci succede attorno. Lo psicologo americano, professore di scienza dell’ingegneria gestionale alla Stanford University, torna dopo il grande successo de ”Il metodo antistronzi” sui rapporti nel mondo del lavoro e si concentra questa volta sui capi. ”Sono stato inondato da storie di stronzi da tutto il mondo – racconta lo stesso scrittore – e mi sono reso conto che i capi erano le figure centrali nella maggior parte di quelle storie”. Milioni di mail, ma anche milioni di post sul blog dello scrittore, divenuto ormai un riferimento per avere consigli o semplicemente per sfogarsi. Il lavoro di Sutton e’ basato su un metodo scientifico, nasce dagli studi accademici della trentennale carriera di ricercatore dell’autore e da migliaia di osservazioni e conversazioni in luoghi di lavoro di ogni genere. ”Come essere i migliori imparando dai peggiori” e’ il sottotitolo del volume. Lo psicologo spiega come comportarsi, cosa fare o non fare per gestire al meglio il personale. ”Buoni capi si diventa – sostiene Sutton – con la dedizione e la tenacia, lasciandosi ispirare dai migliori e imparando dagli errori dei peggiori”. Essere il capo significa assumersi la responsabilita’ sia del rendimento dei sottoposti, che del loro benessere psicofisico. Secondo alcune ricerche, chi ha un buon capo ha un rischio di infarto inferiore almeno del 20% e se si resta con quel capo per quattro anni, il rischio scende addirittura del 39%. Inoltre, ”un dipendente felice – assicura lo scrittore – e’ un dipendente piu’ produttivo”. ”Testa di capo” e’ dedicato soprattutto ai sottoposti, che devono smetterla di essere solo vittime passive. Sutton suggerisce come relazionarsi a superiori poco capaci e scorretti e anche come riconoscerli. Gli esempi sono tanti: da quel produttore di Hollywood che licenziava un assistente alla settimana perche’ ”odiava essere guardato negli occhi”, al presidente di quello studio legale per cui ”contava solo il guadagno, e al diavolo tutto il resto”. ”Quando cerchiamo (o sogniamo) un bravo capo, non vogliamo soltanto qualcuno che non sia uno stronzo patentato: vogliamo una persona perbene, e che sappia fare molte cose”, dice Sutton, spiegando che un buon capo e’ testardo ma non troppo, ha la mente aperta ma le idee ben chiare, e’ una persona decisa ma sa tenere sotto controllo la rabbia. Sa quando e’ ora di ringraziare e di chiedere scusa, ma anche quando e’ necessario fare il ”lavoro sporco” e liberarsi delle mele marce. E gli esempi positivi sono tanti: uno tra tutti, quel dirigente che si incarico’ in prima persona di trovare un nuovo impiego ai dipendenti che era stata costretta a licenziare, e si sforzo’ di farli lavorare fino all’ultimo giorno in un’atmosfera di fiducia e rispetto reciproco.

‘Testa di capo’ultima modifica: 2010-05-11T02:31:20+00:00da libriforever
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