‘Prenditi cura di me’

858966mrY_20100428[1].jpgLa citta’ d’arte per eccellenza, Firenze, diventa una qualsiasi citta’ italiana, ingorgata dalle macchine e in cui la vita oggi e’ difficile e ogni passione e’ spenta, tranne quella della sopravvivenza, del cercare di farcela, del colpo di fortuna, del fare un po’ di soldi. Stefano, il protagonista di questo ultimo romanzo di Francesco Recami – che l’anno scorso con ‘Il supertizioso’ e’ stato nella cinquina del Campiello e ora partecipa allo Strega presentato da Concita De Gregorio e Salvatore S. Nigro – ha quarant’anni. E’ separato da Alessia, e’ incapace di gestirsi, deve soldi a tutti, anche perche’ continua a far debiti (ha comprato una moto a rate) e lavora praticamente a cottimo trasportando con un furgone casse di vini che non riesce mai a consegnare in tempo. In imprese sballate, a cominciare da un bar, con soci sempre sbagliati, si e’ gia’ mangiato oltre un terzo dei risparmi dei suoi e ora, morto suo padre, la sua fissazione e impegno pare quello di cercar di estorcere quel che resta alla madre, Marta, che si guarda bene dal dargli ancora qualcosa. Questo sino a quando e’ colpita da un ictus, e, approfittando della sua invalidita’ e del bisogno di una badante, riesce farsi firmare alcuni assegni.

Il racconto, come visto da lontano, da quell’elicottero che in apertura e chiusura del libro sorvola la citta’, comincia lieve, col malore di Marta, e soprattutto col ritratto di quello che pare un perdigiorno, e invece poi acquista contorni piu’ biechi, di cinico egoismo di chi vede il mondo solo come un ostacolo alle sue possibilita’ e sogni. Come in altri libri di questo autore, i soldi sono il simbolo di un rapporto distorto col mondo, che, quando incrocia incidenti e malattie, acquista una dimensione nera e grottesca. Recami, di pagina in pagina, lo mette a fuoco, anche attraverso i personaggi di contorno, come la badante Maria Assuncion con tutte le sue paure, e si fa sotto senza tirarsi indietro davanti a nulla nel racconto del lavoro di Stefano continuamente maledetto e soprattutto nella malattia e l’assistenza della madre, con toscana rudezza verso le cose naturali e una lingua concreta ma pulita e scorrevole, anche quando mima il parlato, e ben ritmata sul racconto, che pure ha qualche lungaggine.

Questa caccia ai soldi della mamma diviene invece un’inevitabile, mal sopportata assunzione di responsabilita’, in un corpo a corpo con la donna, che riacquista via via quasi al completo le sue facolta’ e capisce che il linguaggio dei soldi e’ l’unico che il figlio capisca, quindi, a sorpresa, agisce di conseguenza per costringerlo a prendersi cura di lei, come recita il titolo del romanzo, che, tra l’altro, alle ultime righe promette un seguito.

Torna la maniacale minuzia narrativa e descrittivo-elencatoria di Recami, da una paradossale lista degli odi incrociati tra le varie nazionalita’ di immigrati extracomunitari ai particolari della preparazione di un pranzo, di una spesa al supermercato, dei debiti del protagonista, immergendoci nel quotidiano, nelle ossessioni intime di Stefano che fanno da contraltare alle sue illusioni, li’ sempre a fantasticare cosa farebbe con i soldi della madre o come sedurre una ragazza. Tutto in una citta’ e una vita, degradate e ingolfate, senza speranza, che hanno perso i valori tradizionali.

‘Prenditi cura di me’ultima modifica: 2010-05-04T02:53:58+00:00da libriforever
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