“Il valore dei giorni”

1272281352739_libro[1].jpgIl valore dei giorni e’ quello di non farli passare tutti eguali, senza scoprirne la particolarita’ di ognuno, prigionieri delle abitudini e dei ritmi che non lasciano tempo per pensare, quelli, per esempio, di una multinazionale finanziaria, per la quale contano solo tempi rapidi, cifre, affari, senza alcuna ombra d’umanita’, che potrebbe rivelarsi un’incrinatura in un meccanismo perfetto secondo le sue leggi senz’anima. E’ in un posto così che Marco Leoni ha fatto carriera ed e’ un manager importante, anche se, da quando Alain De Bruyn ha assunto la responsabilita’ dell’Europa, le cose sono un po’ cambiate e si e’ velocizzata la giostra dei viaggi, da una capitale all’altra e poi a Waterloo, che da Sebastiano Nata non ci pare un nome scelto a caso, visto che proprio li’ avviene l’incontro cruciale col grande capo. Un incontro tra due computer, piu’ che tra due persone, nel momento in cui qualcosa dovra’ cambiare, viste le avvisaglie della crisi economica.

Il valore dei giorni sembra invece conoscerlo bene il fratello di Marco, Domenico, anche lui poco piu’ che quarantenne, il quale, dopo la morte del figlio Roberto, vive in provincia, a Porto san Giorgio, dove ha un negozio di serramenti e frequenta la giovane Teresa, madre di due bambini. Domenico dice cose del tipo: ”L’uomo tanto deve usare delle cose, quanto lo aiutano per il suo fine, e tanto deve liberarsene, quanto glielo impediscono E’ percio’ necessario renderci liberi rispetto a tutte le cose create”, che troviamo sin dalla prima pagina del libro, che non a caso si svolge in un cimitero, coi due fratelli davanti alla tomba di famiglia, prima di trascorrete una normale giornata di relax, con tanto di gita in barca.

Del resto cosa, se non la morte, puo’ costringerci a pensare e, quando ci colpisce vicino, farci sentire quanto precaria sia la nostra esistenza e, magari, priva di senso, di vita vera, di qualcosa che giustifichi l’esserci. E sara’ allora la morte improvvisa di Domenico, che ama il fratello quanto questi appare come privo di sentimenti reali, a costringere Marco a una sua personalissima resa dei conti, tra passato e presente, tra lavoro e famiglia, composta solo dalla moglie Isabella, anche lei in carriera come giornalista.

Insomma un romanzo, una storia, potremmo dire, come tante, senza sorprese, perche’ queste, al di la’ della morte scompaginatrice, non sono colpi di teatro, ma acquisizioni, mutamenti che nascono da prese di coscienza e riflessioni. Nata, come sempre, ci propone il suo procedere attento ai personaggi e al loro variare psicologico, al loro rapporto con la vita quotidiana, col valore dei giorni.

Un valore non monetario, ma morale, etico, se questa parola non sembrasse di questi tempi eccessiva. Ma il valore, la forza del libro di Nata e’ proprio in questo eccesso, tutto intrinseco, del dar grande valore all’umanita’ del suo personaggio, che si crede fortissimo e invece cede al primo colpo del fato, davanti al corpo del fratello e accanto alla precaria figura di Teresa. C’e’ come un momento di Transfert, ma non e’ quello il finale. Nata e’ sapiente e apre a un futuro, narrativamente imprevisto, quanto esistenzialmente prevedibile, col quale costringe a riflettere anche il lettore

“Il valore dei giorni”ultima modifica: 2010-05-04T02:58:33+00:00da libriforever
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